La tubercolosi polmonare è una delle più antiche malattie infettive conosciute, è stata documentata anche in scheletri risalenti al neolitico. Nonostante i grandi progressi della medicina moderna, rappresenta ancora oggi un importante problema di salute pubblica a livello globale. In Europa e in Italia la sua incidenza è molto bassa, rispetto alle aree in via di sviluppo e ai contesti sociali svantaggiati. Non si può dire, però, che i paesi ad alto reddito ne siano immuni basti pensare che nel 2020 in Europa si sono registrati 33.148 casi. Per questo motivo è fondamentale approfondire la tubercolosi polmonare, capire come si trasmette, con quali sintomi si manifesta, come si diagnostica e si cura.
Cos’è la tubercolosi polmonare?
La tubercolosi polmonare è una malattia infettiva causata dal Mycobacterium tuberculosis, noto anche come tisi o bacillo di Koch, dal nome dello studioso che ha identificato il batterio che sostiene questa condizione. Si tratta di un microrganismo che cresce lentamente ed è molto resistente: riesce facilmente ad eludere le cellule del sistema immunitario. Infatti la tubercolosi, a differenza della polmonite, ha un decorso lento e subdolo, è difficile riconoscerla dai sintomi iniziali. Si sente spesso parlare di tuberocolosi polmonare perché la patologia si trasmette per via aerea e i polmoni sono il primo organo che il patogeno incontra. Qualora la condizione perduri nel tempo la malattia, però, può diventare extrapolmonare. In questo caso il micobatterio si diffonde a: linfonodi, ossa e articolazioni, sistema nervoso centrale, reni e apparato genitale.
Perché la tubercolosi è una malattia attuale?
Molti pazienti si sorprendono quando ricevono una diagnosi di tubercolosi perché la percepiscono come una malattia ormai superata. Secondo le rilevazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), però, la tubercolosi resta una delle principali cause di morte per malattia infettiva al mondo. In Italia si ammalano 4 persone ogni 100.000 abitanti, ciò è dovuto prevalentemente alla mobilità internazionale e all’invecchiamento della popolazione, infatti con l’avanzare dell’età si diventa più suscettibili alle infezioni.
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Come si trasmette la tuberocolosi polmonare?
La tubercolosi polmonare si trasmette per via aerea. La patologia si contrae quando si entra in contatto con i droplet emessi da naso e bocca, all’atto di starnuti o colpi di tosse, da parte di soggetti malati. Anche toccando con le mani le superfici su cui si sono depositate queste goccioline di saliva può portare a sviluppare la patologia. Infatti il batterio della tubercolosi è particolarmente resistente e riesce a vivere fuori dal corpo anche fino a un mese. È importante sottolineare che non tutti i contatti con soggetti infetti generano la patologia, ciò dipende da:
- Durata dell’esposizione
- Carica batterica del malato
- Ventilazione degli ambienti
- Stato del sistema immunitario del soggetto esposto.
Cosa succede dopo il contagio?
Dopo l’ingresso del Mycobacterium tuberculosis nell’organismo possono verificarsi due situazioni. Se il sistema immunitario riesce a contenere l’infezione il batterio rimane dormiente senza causare la malattia. In questo caso si parla di infezione tubercolare latente, condizione non contagiosa che non dà sintomi. Quando il batterio riesce a moltiplicarsi e provoca la vera e propria malattia si parla, invece, di tubercolosi attiva. In questo caso il soggetto risulta contagioso e manifesta sintomi.
Quali sono i sintomi della tubercolosi polmonare?
I sintomi della tubercolosi polmonare nelle fasi iniziali sono spesso aspecifici, questo è uno dei motivi per cui la diagnosi potrebbe risultare ritardata. Tra questi si possono citare:
- Tosse persistente, che perdura da più di due o tre settimane
- Espettorato talvolta striato di sangue
- Febbricola serale
- Sudorazione notturna
- Perdita di peso non intenzionale
- Stanchezza marcata.
Con il progredire della malattia possono comparire:
- Dolore toracico
- Peggioramento della dispnea
- Emottisi importante.
È fondamentale sottolineare che non tutti i pazienti presentano sintomi eclatanti. In alcune persone, soprattutto negli anziani o nei soggetti immunodepressi, il quadro può essere sfumato.
La tubercolosi polmonare è sempre una malattia grave?
Se diagnosticata e trattata correttamente, la tubercolosi polmonare è una malattia curabile, tuttavia, un ritardo diagnostico o un trattamento inadeguato possono portare a:
- Danni strutturali permanenti del polmone
- Diffusione dell’infezione ad altri organi
- Sviluppo di ceppi resistenti ai farmaci.
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Quali esami sono necessari per la diagnosi?
Per fare diagnosi di tubercolosi lo pneumologo inizierà come di consueto con un’anamnesi e un esame obiettivo volti a valutare quali sono i sintomi e la loro durata. Successivamente potrà richiedere degli esami strumentali, fondamentali in questo caso per avere una diagnosi certa e definitiva. I principali sono:
- Radiografia, consente di individuare la presenza di infiltrati, cavitazioni e lesioni compatibili con la tubercolosi ma non è sufficiente per fare una diagnosi definitiva.
- TC del torace, dà maggiori dettagli e permette di capire quali danni ha fatto la patologia a livello polmonare.
- Esami microbiologici, costituiscono il gold standard per fare diagnosi di tubercolosi. Si parla di microscopia o tecniche colturali da effettuare sull’espettorato. Le tecnologie attualmente usate consentono anche di individuare alcune resistenze ai farmaci.
I test immunologici sono utilizzati soprattutto per individuare un’infezione latente. È importante spiegare ai pazienti che un test positivo non equivale a una diagnosi di tubercolosi polmonare attiva, indica semplicemente che la persona è entrata in contatto con il micobatterio nel corso della vita.
In cosa consiste il trattamento della tubercolosi polmonare?
Il trattamento della tubercolosi polmonare si basa sull’associazione di più antibiotici, che devono essere somministrati contemporaneamente per un periodo prolungato di tempo. Ciò è fondamentale per garantire l’eliminazione completa del batterio ed evitare la comparsa di resistenze. Il regime standard per la tubercolosi sensibile ai farmaci prevede di assumere nella fase iniziale quattro antibiotici e poi continuare la con due farmaci, per una durata complessiva di almeno sei mesi.
La terapia deve essere seguita con estrema precisione perché interrompere o assumere in modo irregolare i farmaci espone al rischio di fallimento terapeutico e favorisce la selezione di ceppi multiresistenti.
Si parla di tubercolosi multiresistente quando il batterio è resistente almeno a due farmaci cardine della terapia standard. Queste forme richiedono cure complesse, più lunghe e spesso associate a un maggior rischio di effetti collaterali.
Perché il trattamento è così lungo?
Il Mycobacterium tuberculosis ha una crescita molto lenta e può trovarsi contemporaneamente in diversi stati metabolici all’interno dell’organismo. Alcuni batteri si replicano attivamente mentre altri sono in una fase di quiescenza per questo occorrono diversi farmaci che agiscono su popolazioni batteriche differenti. La durata prolungata della terapia è quindi necessaria per eliminare tutte le forme vitali del micobatterio.
Quali effetti collaterali possono presentarsi durante la terapia?
Il trattamento della tubercolosi polmonare è generalmente ben tollerato, ma talvolta può associarsi ad alcuni effetti indesiderati. I più rilevanti sono:
- Alterazioni della funzione epatica
- Disturbi gastrointestinali
- Neuropatie periferiche
- Alterazioni della vista.
Per questo motivo è indispensabile un monitoraggio clinico e laboratoristico durante tutta la durata della terapia. Il rapporto continuativo con lo specialista permette di riconoscere precocemente eventuali problemi e intervenire tempestivamente.
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Si possono avere conseguenze a lungo termine dopo la guarigione?
In alcuni casi, dopo la guarigione dalla tubercolosi polmonare, soprattutto in presenza di forme avanzate o cavitarie, si possono avere esiti fibrotici o bronchiectasie. Queste condizioni possono determinare:
- Tosse cronica
- Aumentata suscettibilità alle infezioni respiratorie
- Riduzione della funzione polmonare.
Il follow-up periodico dopo la diagnosi permette di intercettare e trattare precocemente tali complicanze.
Domande frequenti
La tubercolosi polmonare è sempre contagiosa?
La tubercolosi polmonare è contagiosa solo quando è attiva in questi casi, infatti, il paziente elimina il batterio attraverso le secrezioni respiratorie. Le persone con infezione tubercolare latente non sono contagiose.
Qual è la durata del trattamento della tubercolosi polmonare?
Il trattamento della tubercolosi polmonare standard dura almeno sei mesi. In presenza di resistenze o di localizzazioni particolari, la durata può essere più lunga. È fondamentale completare l’intero ciclo terapeutico anche se i sintomi migliorano rapidamente, perché l’interruzione precoce espone al rischio di recidiva e di sviluppo di ceppi resistenti.
Dopo quanto tempo non si è più contagiosi?
Nella maggior parte dei casi, dopo alcune settimane di terapia correttamente seguita, la carica batterica si riduce in modo importante. Tuttavia, la negativizzazione microbiologica deve essere documentata da esami specifici eseguiti sull’espettorato. Solo il medico può stabilire con certezza quando il paziente non rappresenta più un rischio per gli altri.
È possibile guarire completamente dalla tubercolosi polmonare?
Se diagnosticata precocemente e trattata secondo le linee guida, la tubercolosi polmonare guarisce completamente. In alcuni pazienti, però, possono rimanere esiti radiologici o funzionali, anche se la malattia infettiva viene eliminata.
Chi ha avuto la tubercolosi può ammalarsi di nuovo?
Una persona guarita può andare incontro sia a una riattivazione dell’infezione precedente sia a una nuova infezione. Il rischio è maggiore nei soggetti immunodepressi.
La tubercolosi polmonare può essere confusa con altre malattie?
Assolutamente sì. I sintomi iniziali possono sovrapporsi a quelli di bronchiti croniche, polmoniti, tumori del polmone o malattie interstiziali. È per questo che la diagnosi definitiva richiede sempre la conferma microbiologica.
È possibile continuare a lavorare durante la terapia?
Dipende dalla fase della malattia, dalla tipologia di lavoro e dalle condizioni cliniche del paziente. In molti casi, dopo la fase iniziale di isolamento e una volta ridotto il rischio di contagio, è possibile riprendere gradualmente l’attività lavorativa. La decisione deve essere sempre condivisa con lo specialista.
Fonti e riferimenti
Tuberculosis [WHO]
Mycobacterium tuberculosis evolutionary pathogenesis and its putative impact on drug development. Le Chevalier F, Cascioferro A, Majlessi L, Herrmann JL, Brosch R. Future Microbiol. 2014;9(8):969-85. doi: 10.2217/fmb.14.70. PMID: 25302954. [PubMed]
COHEMI project study group. A scoping review of cost-effectiveness of screening and treatment for latent tubercolosis infection in migrants from high-incidence countries. Zammarchi L, Casadei G, Strohmeyer M, Bartalesi F, Liendo C, Matteelli A, Bonati M, Gotuzzo E, Bartoloni A; BMC Health Serv Res. 2015 Sep 24;15:412. doi: 10.1186/s12913-015-1045-3. PMID: 26399233; PMCID: PMC4581517. [PubMed]
New approaches against the ancient pathogen Mycobacterium tuberculosis
EBioMedicine, eBioMedicine, Volume 72, 103659 [The Lancet]


