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Embolia polmonare: sintomi e prevenzione

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Embolia polmonare: sintomi e prevenzione

  • Malattie Polmonari

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  • Publicato il 8 Novembre, 2025
Dottoressa che sta diagnosticando un'embolia polmonare

L’embolia polmonare è un’emergenza medica grave che richiede un intervento medico immediato. Tale condizione si presenta in seguito all’occlusione di una o più arterie polmonari da parte di un coagulo di sangue originato spesso da una trombosi a livello delle vene profonde degli arti inferiori. In tali circostanze si riduce l’afflusso di sangue ai polmoni, situazione che compromette l’ossigenazione di organi e tessuti. Secondo le linee guida ERS–ESC 2019-2020, l’embolia polmonare rappresenta la terza causa di morte cardiovascolare dopo infarto e ictus, con una mortalità che può superare il 30% dei casi se la patologia non viene trattata in tempo. Tuttavia, con una diagnosi precoce e una terapia adeguata, la prognosi può essere eccellente. In questo articolo si approfondirà l’embolia polmonare capendo quali sono i sintomi che consentono di riconoscerla precocemente e le strategie di prevenzione.

Indice

Cos’è l’embolia polmonare?

L’embolia polmonare si verifica quando un coagulo di sangue, solitamente originato da una trombosi venosa profonda degli arti inferiori, si stacca e viaggia attraverso il sistema circolatorio fino a raggiungere i polmoni. Qui il trombo si blocca in un’arteria polmonare, impedendo il normale flusso sanguigno.

A seconda delle dimensioni e della posizione del coagulo, l’embolia può essere:

  • Massiva, interessa le arterie principali e causa grave instabilità cardiocircolatoria.
  • Submassiva, coinvolge rami di medie dimensioni con sovraccarico del ventricolo destro.
  • Distale o periferica, colpisce i piccoli vasi polmonari.

Cos’è e come avviene una trombosi venosa profonda?

La trombosi venosa profonda o TVP si ha quando si crea un trombo nelle vene profonde, situate a livello dei muscoli o lungo le ossa. Tale condizione si manifesta principalmente a livello degli arti inferiori. Può avvenire in seguito a un trauma della parete venosa, in concomitanza di patologie o terapie farmacologiche che favoriscono la coagulazione del sangue o a causa di un rallentamento del flusso ematico, ad esempio in concomitanza di una stasi prolungata del corpo.

Quali sono i sintomi dell’embolia polmonare?

I sintomi dell’embolia polmonare variano in base all’estensione del trombo e alle condizioni generali del paziente. Alcune persone presentano alterazioni improvvise e intense, altre hanno manifestazioni lievi e aspecifiche, che possono essere scambiate per altre patologie respiratorie o cardiache.

Si può sospettare un’embolia polmonare quando si manifestano:

  • Dispnea improvvisa, cioè mancanza di respiro anche quando il soggetto è a riposo.
  • Dolore toracico, spesso acuto che peggiora con la respirazione profonda o la tosse.
  • Tachicardia, in quanto il cuore accelera per compensare la scarsa ossigenazione.
  • Tosse secca o con sangue.
  • Capogiri, svenimenti o sensazione di ansia improvvisa.
  • Cianosi, che fa apparire labbra e dita di mani e piedi bluastre. 

Sintomi associati della trombosi venosa profonda

Poiché spesso l’embolia polmonare origina da una trombosi venosa profonda a livello delle gambe, è rilevante sapere quali sono i sintomi che si accompagnano a tale condizione. In queste circostanze si può assistere a:

  • Gonfiore a un arto inferiore.
  • Dolore o sensazione di pesantezza a una gamba.
  • Arrossamento o aumento della temperatura cutanea in corrispondenza all’interruzione del flusso ematico.
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Quali sono le cause e i fattori di rischio dell’embolia polmonare?

Non esiste una sola causa che determina lo sviluppo di embolia polmonare ma ci sono più fattori di rischio che possono favorire lo sviluppo della patologia. I principali sono:

  • Immobilità prolungata, che può avvenire quando si subiscono ricoveri ospedalieri, si soffre di patologie croniche che costringono a letto o si fanno lunghi viaggi. 
  • Interventi chirurgici avvenuti di recente, che possono creare dei traumi alle pareti delle vene e favorire la formazione di coaguli che possono staccarsi e creare emboli.
  • Traumi o fratture agli arti inferiori.
  • Gravidanza periodo durante il quale l’aumento di volume addominale può portare a una compressione dei vasi del distretto pelvico e di conseguenza determinare un rallentamento della circolazione. Parallelamente a ciò, in tale circostanza si verificano modifiche ormonali che portano a un’alterata coagulazione sanguigna.
  • Uso di contraccettivi ormonali o terapie sostitutive estrogeniche che possono favorire la formazione di coaguli.
  • Tumori e chemioterapia.
  • Obesità.
  • Fumo di sigaretta.
  • Malattie croniche, come BPCO, insufficienza cardiaca o patologie infiammatorie, che possono portare a ipercoagulabilità.
  • Predisposizioni genetiche, come trombofilie ereditarie o mutazioni di fattore V Leiden.
Leggi anche:  Mesotelioma pleurico: fattori di rischio, diagnosi e trattamenti

Il rischio di embolia polmonare aumenta con l’avanzare dell’età e con la presenza di più fattori concomitanti. 

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Come si diagnostica l’embolia polmonare?

La diagnosi di embolia polmonare dovrebbe essere fatta in modo accurato ma rapido per poter agire in fretta. In tale circostanza è richiesto un approccio integrato in cui la valutazione clinica del medico si effettua di pari passo a test di laboratorio e di imaging.

Valutazione clinica 

Per identificare un’embolia polmonare il medico valuta i sintomi, i fattori di rischio e i segni obiettivi. Spesso vengono impiegate delle scale per fare delle valutazioni più veloci, le più usate sono: 

  • Scala di Wells, che assegna differenti punteggi tenendo in considerazione la presenza di trombosi venosa profonda, tachicardia, immobilità, chirurgia recente, ecc. Un’alta probabilità di embolia polmonare si ha con un punteggio superiore a 3.
  • Score di Ginevra, considera segni, sintomi e fattori di rischio, come l’età, una precedente storia di trombosi e la presenza di neoplasia. Un punteggio tra 11 e 22 dà un’alta probabilità di embolia polmonare.

Esami di laboratorio

Uno tra gli esami di laboratorio più usati in tali circostanze è il dosaggio del D-dimero, un test molto sensibile che misura i prodotti di degradazione della fibrina. Un valore normale esclude quasi sempre l’embolia nei pazienti a basso rischio, mentre un valore elevato richiede ulteriori accertamenti da effettuare con test di diagnostica per immagini.

Diagnostica per immagini

Gli esami di imaging sono molto importanti per fare una diagnosi certa di embolia polmonare. Questi permettono di analizzare in modo dettagliato specifiche parti del corpo e identificare la sede dell’alterazione. Tra le procedure più usate si possono citare: 

  • Angio-TC polmonare, è il gold standard in quanto consente di visualizzare direttamente il trombo nelle arterie polmonari.
  • Ecografia venosa degli arti inferiori, utile per rilevare una trombosi venosa profonda, spesso associata all’embolia.
  • Ecocardiogramma, valuta l’impatto dell’embolia sul cuore, in particolare sul ventricolo destro.
  • Scintigrafia ventilazione-perfusione (V/Q) o angiografia polmonare sono esami da effettuare solo in casi specifici.
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Qual è il trattamento dell’embolia polmonare?

Il trattamento dell’embolia polmonare dipende dalla gravità del quadro clinico e dall’instabilità emodinamica del paziente. L’obiettivo è quello di ristabilire la perfusione polmonare, prevenire nuove trombosi e ridurre il rischio di recidiva. I farmaci anticoagulanti sono il cardine della terapia. A tal proposito si possono utilizzare:

  • Eparina a basso peso molecolare (EBPM) o fondaparinux, da somministrare nelle prime fasi, dopo che è stato identificato il problema. Nei casi più gravi, come embolia massiva con shock o collasso cardiovascolare, si ricorre alla trombolisi che si effettua con farmaci che sciolgono rapidamente il trombo.
  • Anticoagulanti orali diretti (DOAC), come apixaban, rivaroxaban, dabigatran o edoxaban, che costituiscono la cura di mantenimento perché non richiedono un monitoraggio laboratoristico frequente in quanto si somministrano a dosi standard che non necessitano aggiustamenti.
  • Warfarin, un antagonista della vitamina K, è prescritto dal medico solo ai pazienti con controindicazioni per le altre terapie o in chi sta vivendo particolari condizioni.

La durata del trattamento varia dai 3 ai 12 mesi, a seconda della causa e del rischio di recidiva. In pazienti con controindicazione assoluta agli anticoagulanti o con embolie ricorrenti può essere inserito un filtro nella vena cava inferiore per bloccare i trombi provenienti dagli arti inferiori.

Leggi anche:  Asbestosi: sintomi, diagnosi e trattamento a lungo termine

Prevenzione dell’embolia polmonare

La prevenzione è l’arma più efficace per ridurre incidenza e mortalità dell’embolia polmonare. A tal proposito si può agire a due differenti livelli: prevenzione primaria e secondaria.

Prevenzione primaria

Si effettua nei soggetti a rischio, prima che si verifichi un evento tromboembolico. In tali circostanze bisognerebbe:

  • Mobilizzare precocemente il paziente dopo interventi chirurgici o ricoveri prolungati.
  • Indossare calze elastiche a compressione graduata per migliorare il ritorno venoso.
  • Effettuare una profilassi farmacologica con eparina a basso peso molecolare nei pazienti allettati, oncologici o post-operatori.
  • Seguire uno stile di vita corretto che prevede: idratazione adeguata, controllo del peso e astensione dal fumo.
  • Cercare di evitare l’immobilità prolungata nei viaggi molto lunghi per contrastare il ristagno del sangue a livello degli arti inferiori. 

Prevenzione secondaria

Questo tipo di prevenzione si effettua dopo un episodio di embolia polmonare, l’obiettivo è quello di evitare recidive. In questo caso si consiglia di effettuare:

  • Terapie anticoagulanti a lungo termine monitorate dal medico.
  • Controlli periodici pneumologici e cardiologici per valutare la risposta alla terapia e prevenire la sindrome post-trombotica o l’ipertensione polmonare cronica tromboembolica (CTEPH).
  • Trattamento delle cause predisponenti l’embolia polmonare come neoplasie, trombofilie e obesità.
  • Programmi di riabilitazione respiratoria personalizzati, da effettuare solo in casi selezionati.

Domande frequenti sull’embolia polmonare

Si può guarire completamente dall’embolia polmonare?

Sì, con una diagnosi precoce e una terapia adeguata la maggior parte dei pazienti guarisce senza conseguenze permanenti. Tuttavia, in una piccola percentuale dei casi, può svilupparsi una complicanza cronica chiamata ipertensione polmonare tromboembolica (CTEPH), che richiede monitoraggio specialistico.

Dopo un’embolia polmonare è possibile viaggiare in aereo?

Dopo la fase acuta è generalmente possibile prendere l’aereo, ma è bene farlo solo dopo autorizzazione del medico. Nei voli lunghi si raccomanda di muoversi frequentemente, bere acqua e indossare calze elastiche a compressione per ridurre il rischio di nuova trombosi.

L’embolia polmonare può ripresentarsi?

Sì, soprattutto se i fattori di rischio non vengono eliminati o se si sospende precocemente la terapia anticoagulante. Per questo motivo è essenziale attenersi ai tempi e ai controlli prescritti dal proprio specialista pneumologo.

L’attività fisica è consigliata dopo un’embolia polmonare?

Sì, ma deve essere ripresa in modo graduale e sotto controllo medico. L’attività fisica moderata favorisce la circolazione, migliora la capacità respiratoria e riduce il rischio di recidive.

L’embolia polmonare è una patologia frequente?

L’embolia polmonare ha un’incidenza significativa, si stima che in Europa ci siano circa 1-2 casi ogni 1000 abitanti all’anno. Rappresenta una delle principali cause di mortalità evitabile se sottoposta a diagnosi e trattamento precoci.

Come distinguere un’embolia polmonare da un infarto?

Entrambe possono causare dolore toracico e dispnea, ma nell’embolia il dolore aumenta con la respirazione e può associarsi a tosse o emottisi. La diagnosi certa si ottiene solo con esami specifici come l’angio-TC polmonare o l’ECG.

 

Fonti e riferimenti 

International Clinical Practice Guideline Recommendations for Acute Pulmonary Embolism: Harmony, Dissonance, and Silence. Zuin M, Bikdeli B, Ballard-Hernandez J, Barco S, Battinelli EM, Giannakoulas G, Jimenez D, Klok FA, Krishnathasan D, Lang IM, Moores L, Sylvester KW, Weitz JI, Piazza G. J Am Coll Cardiol. 2024 Oct 15;84(16):1561-1577. doi: 10.1016/j.jacc.2024.07.044. PMID: 39384264. [PubMed]

Diagnosis, Treatment and Follow Up of Acute Pulmonary Embolism: Consensus Practice from the PERT Consortium.Rivera-Lebron B, McDaniel M, Ahrar K, Alrifai A, Dudzinski DM, Fanola C, Blais D, Janicke D, Melamed R, Mohrien K, Rozycki E, Ross CB, Klein AJ, Rali P, Teman NR, Yarboro L, Ichinose E, Sharma AM, Bartos JA, Elder M, Keeling B, Palevsky H, Naydenov S, Sen P, Amoroso N, Rodriguez-Lopez JM, Davis GA, Rosovsky R, Rosenfield K, Kabrhel C, Horowitz J, Giri JS, Tapson V, Channick R; PERT Consortium. Clin Appl Thromb Hemost. 2019 Jan-Dec; 25:1076029619853037. doi: 10.1177/1076029619853037. PMID: 31185730; PMCID: PMC6714903. [PubMed]

Leggi anche:  Edema polmonare: cause, sintomi, diagnosi e trattamento

Pulmonary Embolism: An Update Based on the Revised AWMF-S2k Guideline. Hamostaseologie. Opitz CF, Meyer FJ. 2024 Apr;44(2):111-118. doi: 10.1055/s-0044-1779011. Epub 2024 Apr 30. PMID: 38688269. [PubMed]

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