La dispnea, anche descritta come fiato corto, è un sintomo respiratorio che crea la cosiddetta “fame d’aria”. In tali circostanze si fa molta fatica a immettere aria nei polmoni, un’azione che, invece, normalmente è automatica. Questa condizione spesso si accompagna a panico e angoscia che non fanno ragionare in modo lucido, quindi non è raro perdere il controllo di sé. Sapere cos’è la dispnea, quali meccanismi la determinano e come affrontarla nel modo corretto è fondamentale per orientarsi in un percorso diagnostico e terapeutico efficace. In questa condizione, infatti, risulta essenziale rivolgersi a uno pneumologo per comprendere le cause che hanno provocato il sintomo e affrontarle in maniera appropriata.
Cos’è la dispnea?
Quando ci si chiede cos’è la dispnea è importante chiarire subito un aspetto centrale: non si tratta di una malattia ma di un sintomo. Nello specifico le società scientifiche internazionali sono concordi nel definirla come “una percezione soggettiva e spiacevole della difficoltà respiratoria”. Tale definizione induce a considerare l’aspetto personale della condizione, infatti, due pazienti possono avvertire i sintomi della dispnea in modo differente. La difficoltà respiratoria si può manifestare anche senza un’evidente alterazione dei parametri vitali in quanto si tratta di una percezione multifattoriale influenzata da fattori fisiologici, psicologici e ambientali.
Fisiopatologia della dispnea
La dispnea è un modo che il corpo ha per avvisare il soggetto che il cervello sta registrando una difficoltà respiratoria perché c’è uno squilibrio tra la richiesta di ventilazione e la reale capacità dei tessuti e degli organi di incrementare l’apporto di aria. Questo sintomo non coinvolge solo i polmoni e le vie aeree ma anche i muscoli respiratori, i recettori di ossigeno e anidride carbonica e il cuore.
Come si manifesta la dispnea?
Come accennato, la dispnea si può presentare in maniera differente nei vari pazienti. Le sensazioni più diffuse legate a tale condizione sono:
- Sensazione di fiato corto
- Incapacità di respirare in modo profondo
- Necessità di fermarsi mentre si sta camminando
- Non riuscire a riempire totalmente i polmoni.
Per riassumere, quindi, si può dire che i sintomi della dispnea includono: fiatone anche con sforzi minimi, respiro superficiale e rapido e difficoltà nello svolgere azioni quotidiane. A queste si possono presentare anche: senso di oppressione toracica, sudorazione fredda, agitazione e, nei casi gravi, cianosi e confusione mentale.
Dispnea a riposo o sotto sforzo: qual è la differenza?
Uno degli elementi chiave nella valutazione clinica della dispnea è la sua modalità di comparsa. Quella da sforzo è una fame d’aria a cui si può assistere dopo che si effettua un’azione, di norma si manifesta mentre si stanno salendo le scale, si sta camminando o si sta parlando. In questi casi la condizione è spesso legata a una patologia respiratoria cronica che tende ad inaspririsi nel tempo. Nella pratica pneumologica, si utilizzano scale di valutazione della dispnea, utili per monitorare la gravità del sintomo. La dispnea a riposo, invece, richiede sempre una valutazione rapida, soprattutto se insorge improvvisamente.
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Quali sono le cause della dispnea?
Come già accennato la dispnea è un sintomo comune a differenti patologie, in particolare si manifesta in concomitanza di:
- Malattie respiratorie ostruttive come asma e BPCO, in questi casi si registra un aumento della resistenza delle vie aeree, quindi gli scambi gassosi risultano più difficoltosi.
- Patologie restrittive, tra cui interstiziopatie, fibrosi polmonare e deformità toraciche in cui c’è una ridotta capacità di espansione del polmone.
- Malattie neuromuscolari o altre condizioni che colpiscono i muscoli respiratori, responsabili dell’immissione di aria nel corpo.
- Scompenso cardiaco che porta a congestione polmonare che a sua volta determina difficoltà negli scambi gassosi e un aumento del lavoro respiratorio.
Una volta capita cos’è la dispnea la valutazione dovrebbe essere globale perché tale condizione si può verificare anche in concomitanza di anemia, disfunzione tiroidee e obesità severa.
Dispnea e asma sono legate tra loro?
L’asma è una malattia infiammatoria cronica delle vie aeree caratterizzata da broncocostrizione di entità variabile, iperattività bronchiale e infiammazione persistente. Da ciò si comprende che dispnea e asma sono strettamente correlate tra loro. In questi casi la difficoltà a immettere l’aria nei polmoni è spesso associata a respiro sibilante, tosse secca e senso di costrizione toracica.
Per fare una diagnosi certa di dispnea e asma è necessario eseguire una spirometria con test di broncodilatazione perché non sempre la percezione soggettiva del respiro corto è proporzionale alla gravità dell’ostruzione bronchiale. Alcuni pazienti, soprattutto quelli che soffrono di ansia o con ipersensibilità respiratoria, possono avvertire una dispnea intensa anche con test di funzionalità respiratoria relativamente conservati.
Dispnea e malattie del sonno un legame spesso sottovalutato
La dispnea si può manifestare anche durante il sonno, infatti non di rado ne soffrono coloro che sono affetti da apnee ostruttive del sonno (OSAS). La difficoltà respiratoria che insorge in tali condizioni nelle ore notturne può portare a:
- Risvegli improvvisi con sensazione di fame d’aria
- Sonno non ristoratore
- Cefalea mattutina
- Eccessiva sonnolenza diurna.
Inoltre, nei pazienti con insufficienza respiratoria cronica o con obesità grave, può svilupparsi la cosiddetta sindrome da ipoventilazione, caratterizzata da una respirazione lenta e superficiale.
Come si effettua la diagnosi?
La diagnosi inizia con un’anamnesi dettagliata dove, attraverso un’intervista al paziente, lo pneumologo approfondisce le situazioni in cui insorge il sintomo, i trigger che lo determinano e altri fattori associati alla condizione. In seguito lo specialista procede con l’esame obiettivo quindi il medico osserva il paziente respirare e individua alcuni aspetti che possono risultare correlati alla patologia, come le retrazioni intercostali. Per supportare l’ipotesi diagnostica non di rado vengono prescritti anche degli esami strumentali che consentono di fare una diagnosi certa.
Quali esami aiutano a fare diagnosi
Una corretta diagnosi di dispnea non può prescindere da alcuni esami strumentali. I più utilizzati sono:
- Spirometria
- Diffusione alveolo-capillare del monossido di carbonio (DLCO)
- Emogasanalisi
- Test del cammino dei 6 minuti
- Imaging toracico, radiografia o TC
- Ecocardiogramma.
In alcuni casi selezionati, soprattutto quando la dispnea è sproporzionata rispetto ai reperti clinici, può essere utile eseguire un test cardiopolmonare da sforzo.
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Come si affronta la dispnea?
La gestione della dispnea dipende dalla causa sottostante al problema. Non esiste un trattamento universale ma la terapia, farmacologica e no, dovrebbe essere scelta in base a ciò che ha provocato il sintomo.
- Nel paziente con asma il controllo dell’infiammazione bronchiale viene fatto con farmaci inalatori.
- Nel paziente con BPCO, oltre alla terapia farmacologica, assumono un ruolo centrale: la riabilitazione respiratoria, l’educazione al corretto utilizzo dei dispositivi inalatori e la gestione delle comorbidità.
- Nelle patologie neuromuscolari o nelle insufficienze respiratorie avanzate la ventilazione non invasiva rappresenta uno strumento fondamentale.
Quando rivolgersi allo pneumologo?
Una valutazione specialistica in presenza di una sintomatologia che si manifesta improvvisamente o che tende a peggiorare è indispensabile. Quando la difficoltà respiratoria è associata anche a dolore toracico, sincope e o febbre o se il sintomo si manifesta in soggetti con malattie respiratorie diagnosticate è fortemente consigliato recarsi da uno specialista.
Domande frequenti
È normale avere dispnea solo durante lo sforzo?
Una lieve dispnea sotto sforzo intenso può essere fisiologica, soprattutto in soggetti sedentari. Tuttavia, se la difficoltà respiratoria compare durante le attività abituali, come camminare in piano o salire una rampa di scale, è opportuno approfondire il sintomo. Questo tipo di dispnea può essere il primo segno di patologie respiratorie, cardiache o di anemia.
La dispnea può essere legata ai disturbi del sonno?
Sì, la dispnea può essere correlata a disturbi respiratori del sonno. In questi casi non sempre il paziente riferisce la mancanza d’aria classica, ma piuttosto si assiste a risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento, sonno frammentato e stanchezza diurna.
La ventilazione non invasiva può migliorare la dispnea?
Nei pazienti con insufficienza respiratoria cronica, patologie neuromuscolari o sindrome da ipoventilazione, la ventilazione non invasiva rappresenta uno dei principali strumenti terapeutici. Essa riduce il lavoro dei muscoli respiratori, migliora gli scambi gassosi e contribuisce a ridurre la sensazione di dispnea, soprattutto durante la notte.
La dispnea si può prevenire?
La prevenzione della dispnea passa soprattutto dal controllo delle malattie croniche che la causano. Nel caso dell’asma e della BPCO, l’aderenza alla terapia, l’astensione dal fumo, la pratica di attività fisica e la vaccinazione contro influenza e pneumococco riducono in modo significativo il rischio di peggioramento dei sintomi. Anche il controllo del peso e la gestione delle comorbidità cardiovascolari sono elementi fondamentali.
La postura influisce sulla respirazione?
Alcune posizioni facilitano il lavoro dei muscoli respiratori e possono rendere il respiro più efficace. Per esempio, mantenere la schiena ben eretta o appoggiare gli avambracci su un piano quando si è seduti può favorire una migliore espansione toracica rispetto a una postura curva in avanti.
Lo stato emotivo può amplificare la sensazione di dispnea?
Ansia, stress e tensione possono aumentare la percezione della difficoltà nell’immettere aria nei polmoni, anche quando i parametri respiratori sono stabili. Esiste una stretta connessione tra respirazione e sistema nervoso: emozioni intense possono alterare ritmo e profondità del respiro.
La qualità dell’aria degli ambienti chiusi incide sulla percezione del respiro?
Ambienti poco ventilati, con aria secca o ricca di inquinanti possono rendere la respirazione meno confortevole. Un corretto ricambio d’aria e un adeguato livello di umidità migliorano la respirazione quando si è in casa.
L’attività fisica può cambiare il modo in cui si percepisce il respiro?
Con un allenamento regolare, molte persone imparano a riconoscere la differenza tra il normale aumento del respiro sotto sforzo e una sensazione respiratoria anomala. L’esercizio, se svolto in modo appropriato, può migliorare l’efficienza ventilatoria e la fiducia nella propria capacità respiratoria.
Fonti e riferimenti
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