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Diagnosi BPCO: un’analisi approfondita

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Diagnosi BPCO: un’analisi approfondita

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  • Publicato il 30 Settembre, 2024
Diagnosi di BPCO

La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) è una malattia polmonare progressiva caratterizzata da un’ostruzione irreversibile del flusso d’aria nei polmoni. La diagnosi BPCO richiede un approccio multidisciplinare e prevede anche l’esecuzione di differenti esami, tra cui test clinici, prove di funzionalità polmonare e tecniche di imaging. 

La BPCO è una patologia che colpisce milioni di persone nel mondo, rappresenta un fattore di morbilità e mortalità soprattutto per soggetti fumatori o per coloro che hanno lavorato a contatto con sostanze inalatorie irritanti. Questa patologia non può essere curata per questo è importante evitarne la progressione; per far ciò è fondamentale avere una diagnosi di BPCO precoce e accurata. In questo modo si può agire sulla sintomatologia fin da subito e migliorare la qualità della vita del paziente. Sapere quali sono i sintomi precoci della BPCO permette di rivolgersi prontamente a uno pneumologo quando si soffre di disturbi simili. Inoltre, potrebbe essere utile anche conoscere in maniera approfondita gli step che portano a una diagnosi di BPCO. In particolare, è utile informarsi su quali sono i test strumentali a cui si verrà sottoposti e i criteri medici che verranno impiegati per individuare la patologia. 

Indice

Sintomi da indagare per fare diagnosi di BPCO

La diagnosi di BPCO richiede un’analisi a tutto tondo della persona. Durante la visita con lo pneumologo verranno indagati anche i sintomi che hanno spinto il soggetto a rivolgersi a uno specialista. Questi, infatti, possono aiutare il medico a intuire la gravità della patologia e l’impatto che ha sulla vita del soggetto.

I sintomi caratteristici delle prime fasi di BPCO sono due:

  • Tosse cronica, presente soprattutto al risveglio, accompagnata da produzione di espettorato trasparente. In alcuni soggetti la tosse può persistere anche durante l’arco della giornata.
  • Dispnea, una difficoltà respiratoria che, inizialmente, è legata a sforzi o attività fisica, nelle fasi avanzate, invece, può manifestarsi anche a riposo e limita le attività quotidiane del soggetto.

Anamnesi

L’anamnesi, in una diagnosi di BPCO, può aiutare lo pneumologo a comprendere l’eziologia della patologia e porre le basi per una diagnosi differenziale con altre condizioni che hanno sintomi simili. Essendo la BPCO una malattia progressiva, ricostruendo la storia clinica del paziente tramite domande mirate, lo specialista può identificare i possibili fattori scatenanti. In particolare, lo pneumologo durante l’anamnesi indagherà su:

  • Abitudine al fumo di sigaretta, una delle principali cause della BPCO. Qualora il soggetto sia avvezzo a questa pratica, si chiederà da quanto tempo perdura questo vizio e il numero di sigarette fumate ogni giorno.
  • Esposizione a polveri e sostanze chimiche, che avviene principalmente in ambito lavorativo. Questo è il motivo per cui lo specialista chiederà anche quanto spesso durante il proprio turno di lavoro si entra in contatto con polveri, fumi e particelle che possono essere inalate e causare danni a livello dell’apparato respiratorio.
  • Inquinamento atmosferico, in tal caso il medico indagherà sulla residenza per capire se questa si trova in un’area particolarmente inquinata o prossima a siti in cui sono presenti polveri tossiche.

Durante l’anamnesi per effettuare una diagnosi di BPCO verranno fatte anche delle domande sulla salute dei parenti prossimi, soprattutto se i pazienti sono giovani. Infatti, la BPCO esordisce di norma tra i 40 e i 50 anni ma potrebbe manifestarsi prima a causa di fattori genetici. Ad esempio, una mutazione che causa un deficit dell’alfa-1-antitripsina può predisporre allo sviluppo della patologia.

Leggi anche:  Edema polmonare: cause, sintomi, diagnosi e trattamento

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Diagnosi BPCO: analisi strumentali e funzionali

La diagnosi di BPCO non può prescindere dall’esecuzione di alcuni esami specialistici che permettono di avvalorare le ipotesi fatte dallo pneumologo. Tra questi si possono citare:

  • Esami strumentali nei quali si utilizzano principalmente tecniche di imaging, che consentono di vedere la struttura polmonare, così da apprezzarne eventuali alterazioni.
  • Esami della funzionalità polmonare, in questo caso il paziente è chiamato a partecipare attivamente, ad esempio soffiando in un boccaglio.
  • Esami laboratoristici prevedono l’analisi di fluidi corporei, come sangue o espettorato, non si fanno di routine ma solo in specifiche condizioni, come quando ci si trova davanti a una riacutizzazione.

Questi test non vengono eseguiti esclusivamente in concomitanza di una diagnosi di BPCO ma anche in presenza dei follow up periodici per valutare un eventuale progressione della patologia ed effettuare un adeguamento della terapia. 

Spirometria: il test chiave per la diagnosi BPCO 

La spirometria è il principale strumento per fare diagnosi di BPCO in quanto riesce a valutare la funzionalità polmonare e identificare la patologia ancora prima che si manifestano i sintomi. Il test è molto semplice e non invasivo ma si richiede la collaborazione del soggetto. A quest’ultimo di solito viene fatto indossare uno stringinaso che tappa le narici e migliora l’espirazione dell’aria dalla bocca. Al segnale del tecnico il soggetto dovrà soffiare all’interno di un ugello dello strumento, chiamato spirometro. Tale procedura, di norma, viene ripetuta per 3 volte, in tal modo si limitano gli errori. I dati ottenuti sono immediatamente trasmessi dallo strumento a un PC che mostrerà differenti parametri, i più rilevanti dal punto di vista clinico sono: 

  • FEV1 (Volume Espiratorio Forzato nel primo secondo), detto anche VEMS, valuta, appunto, la quantità di aria che viene espulsa nel primo secondo dopo un’espirazione forzata.
  • FVC (Capacità Vitale Forzata), cioè il volume totale di aria che si può espellere con un’espirazione forzata.

Il rapporto tra FEV1 e FVC consente di valutare se è in atto un deficit restrittivo, causato dalla mancata espansione del tessuto polmonare, o un deficit ostruttivo, dovuto a una restrizione delle vie aeree, come succede nella BPCO. Nello specifico per confermare la diagnosi di BPCO bisogna che FEV1/FVC sia inferiore al 70% 

Stadiazione della patologia con la spirometria

La spirometria è importante anche per stabilire la gravità della BPCO, in base al valore di FEV1, infatti, si può avere:

  • stadio lieve, FEV1≥ 80% del valore predetto
  • stadio moderato, FEV1 compreso tra il 50% e l’80% del valore predetto
  • stadio grave, FEV1 compreso tra il 30 e il 50% del valore predetto
  • stadio molto grave, FEV1 < 30% del valore predetto.

Vantaggi e limiti della spirometria

La spirometria è un esame molto utile per fare una diagnosi di BPCO in quanto è un test rapido e poco invasivo che richiede di norma 10/15 minuti. Oltre che per identificare la patologia lo si può utilizzare anche per monitorare la progressione della stessa. Va ricordato che, affinché i risultati siano attendibili, salvo differente indicazione del medico, occorre sospendere l’utilizzo dei farmaci broncodilatatori, antistaminici e cortisonici almeno 12 ore prima di effettuare l’esame. Inoltre, trattandosi di un esame che dipende dallo sforzo del paziente la spirometria non può essere effettuata in soggetti privi di coscienza o sedati.

Leggi anche:  Fibrosi polmonare, di cosa si tratta?

Il ruolo della radiografia del torace nella diagnosi di BPCO

La radiografia del torace è un altro esame che si utilizza per supportare una diagnosi BPCO. Si impiega principalmente per identificare i danni a carico del tessuto polmonare, che possono giustificare i sintomi lamentati dal paziente. Oltre a ciò, consente anche di escludere patologie che potrebbero essere confuse con una BPCO perché condividono i sintomi con tale condizione, ad esempio, ipertensione polmonare o cardiopatie.

Non ci si può basare esclusivamente sulla radiografia del torace per fare la diagnosi di BPCO, infatti, in un paziente con patologia lieve le alterazioni del tessuto polmonare sono quasi impercettibili. Negli stadi più avanzati, invece, questo esame consente di apprezzare:

  • l’aspetto più rarefatto del polmone, segno che in quest’organo rimane intrappolata dell’aria a ogni atto respiratorio;
  • appiattimento del diaframma e aumento degli spazi intercostali, tali evidenze fanno emergere che il soggetto non riesce a respirare bene, quindi cerca costantemente di espandere i polmoni. 

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Tomografia Computerizzata nella diagnosi di BPCO

La Tomografia Computerizzata (TC) del torace nella diagnosi di BPCO spesso viene utilizzata come supporto alla radiografia per indagare meglio l’area. Attualmente, però, si utilizza una tecnologia più avanzate chiamata Tomografia Computerizzata da Alta Risoluzione (HRCT), che offre una visione maggiormente dettagliata dei polmoni. Tramite questo esame, quindi, è più semplice, anche nelle fasi precoci della patologia, identificare alterazioni strutturali.

In particolare, dai referti della HRCT si possono identificare:

  • Enfisema, una condizione che spesso si manifesta nella BPCO. In tale circostanza i setti delle pareti alveolari risultano distrutti, ciò determina un collasso dei bronchioli in fase di espirazione, provocando difficoltà respiratorie permanenti; 
  • Bronchiectasie, conseguenti all’enfisema, caratterizzate da una dilatazione abnorme dei bronchi.

Riacutizzazioni dopo la diagnosi di BPCO

Dopo la diagnosi di BPCO è importante contattare lo pneumologo in presenza di riacutizzazioni che si manifestano quando i sintomi base registrano un incremento. In tali circostanze, per comprendere la causa di tale peggioramento, il medico prescriverà ulteriori analisi, come l’emogasanalisi. Quest’ultima consta di un prelievo del sangue arterioso che consente di valutare, principalmente, la quantità di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue. Oltre a ciò, si può eseguire una radiografia del torace che aiuta a valutare la presenza di eventuali infezioni polmonari.

Affidarsi a uno pneumologo non solo all’atto della diagnosi di BPCO ma anche nella gestione della patologia è un vantaggio. In questo modo, infatti, si può seguire un preciso follow up, da portare avanti per tutta la vita del paziente, e si ha una figura di riferimento a cui ci si può rivolgere anche in concomitanza delle eventuali riacutizzazioni della patologia.

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