La polmonite è un’infezione del tessuto polmonare che può colpire persone di ogni età anche se i soggetti fragili, come bambini e anziani, e coloro che soffrono di patologie croniche sono i più esposti a forme severe. La patologia si manifesta con l’infiammazione degli alveoli polmonari, aspetto che rende difficoltosa l’ossigenazione del sangue. Il suo esordio può essere dovuto a colonizzazioni batteriche, virali o fungine. La cura per la polmonite prevede l’uso di vari tipi di farmaci volti a contrastare la proliferazione di questi microrganismi; a volte, però possono essere necessarie anche delle terapie di supporto che consentono di migliorare i sintomi. Un intervento immediato dopo la diagnosi della patologia è importantissimo per evitare complicanze e portare a risoluzione velocemente la condizione.
Cos’è la polmonite?
La polmonite è un’infezione acuta del parenchima polmonare, la componente funzionale del polmone deputata agli scambi gassosi. Dal punto di vista clinico non esiste una sola polmonite ma ce ne sono tante forme diverse. La più comune è quella batterica, spesso causata dallo Streptococcus pneumoniae. Alcuni pazienti, però, possono sviluppare forme cosiddette atipiche, sostenute da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydia pneumoniae o Legionella, che danno sintomi più sfumati. Molto diffuse sono anche le polmoniti virali, sostenute da Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) o dal coronavirus. Questa forma talvolta apre la strada a una sovrainfezione batterica, quindi, la cura per tale polmonite prevede una combinazione tra farmaci antivirali e antibiotici. Nei soggetti immunocompromessi, infine, è possibile osservare polmoniti fungine, che possono avere risvolti molto gravi.
Classificazione della polmonite
La valutazione dell’agente eziologico che ha determinato la polmonite è solo uno dei vari modi di classificare la patologia. Infatti, in alternativa, si può considerare il contesto in cui si contrae, da tale punto di vista si parla di:
- Polmonite acquisita in comunità detta anche CAP (Community-Acquired Pneumonia), si prende al di fuori dell’ospedale.
- Polmonite nosocomiale o HAP (Hospital-Acquired Pneumonia), compare dopo almeno 48 ore di ricovero ospedaliero.
- Polmonite associata a ventilazione, chiamata anche con l’acronimo VAP, (Ventilator-Associated Pneumonia,) esordisce nei pazienti che sono stati intubati o ventilati meccanicamente.
Infine, la polmonite può essere classificata anche in base alla gravità: le forme lievi si risolvono con terapia domiciliare, quelle che evolvono rapidamente, invece, richiedono ricovero ospedaliero, ossigeno o cure intensive.
Qual è l’epidemiologia della polmonite
La polmonite costituisce una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello mondiale, soprattutto in paesi a risorse limitate, ma anche nelle are del mondo ad alto reddito rappresenta un rilevante problema di salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ogni anno la polmonite determina circa 2 milioni di decessi, soprattutto nei bambini al di sotto dei cinque anni e negli adulti sopra i 65 anni.
In Italia questa malattia resta una delle prime cause di ospedalizzazione e mortalità, soprattutto durante i periodi influenzali.
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Quali sono i sintomi della polmonite
Riconoscere i sintomi della polmonite permette di intervenire precocemente e ridurre il rischio di complicanze. I segni classici includono:
- Febbre spesso elevata (39-40°C), talvolta con brividi intensi.
- Tosse inizialmente secca e in seguito produttiva con espettorato giallo-verde o ematico.
- Dolore toracico che si aggrava con la respirazione profonda o con la tosse.
- Difficoltà a respirare dovuto all’inefficiente scambio gassoso.
- Senso di oppressione al petto.
- Stanchezza intensa e malessere generale.
Sintomi atipici
Non sempre la polmonite si presenta con sintomi evidenti. Negli anziani, ad esempio, la febbre può essere assente o poco significativa; in questi casi il primo campanello d’allarme da considerare sono episodi di confusione mentale improvvisa, una caduta o la perdita improvvisa di appetito. Nei bambini piccoli, invece, la polmonite può manifestarsi con irritabilità, difficoltà a nutrirsi, pianto persistente e respiro accelerato. Anche le persone immunodepresse o affette da malattie croniche, come diabete, cardiopatie o BPCO, possono presentare sintomi più sfumati, con un peggioramento rapido e insidioso.
Quando consultare un medico?
Bisognerebbe rivolgersi prontamente a un medico per avere una cura per la polmonite quando si presentano le seguenti condizioni:
- Difficoltà respiratoria grave e respiro corto.
- Cianosi, situazione in cui le labbra e le unghie diventano bluastre.
- Febbre molto alta che non scende con gli antipiretici.
- Tosse con espettorato sanguinolento.
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Come si diagnostica la polmonite?
La diagnosi di polmonite dovrebbe essere fatta precocemente per evitare complicanze, questa non si basa su un singolo esame, ma su un insieme di elementi clinici, laboratoristici e radiologici. Tutto parte dalla anamnesi: il medico raccoglie informazioni sulla comparsa dei sintomi, sulla loro durata e sull’eventuale presenza di malattie croniche o fattori di rischio. L’auscultazione del torace con lo stetoscopio può già fornire indizi importanti, rantoli crepitanti o suoni respiratori alterati sono tipici della polmonite.
Esami di laboratorio
Per confermare il sospetto di polmonite vengono eseguiti esami del sangue, da tale punto di vista risultano rilevanti l’emocromo, che spesso mostra un aumento dei globuli bianchi, e i marcatori infiammatori, come la proteina C-reattiva. Nei casi più complessi possono essere richieste emocolture per identificare il patogeno responsabile dell’infezione.
Imaging
L’imaging riveste un ruolo centrale nella diagnosi della polmonite. La radiografia del torace rappresenta l’esame più usato e consente di visualizzare le aree di polmone infiammato. Quando la lastra non è chiara o si teme una complicanza si ricorre alla Tomografia Computerizzata (TC), che fornisce immagini molto più dettagliate.
Valutazioni aggiuntive
Per valutare la gravità della patologia il medico, prima di dare una cura per la polmonite, spesso utilizza strumenti clinici come lo score CURB-65 o l’indice di severità della polmonite (PSI), che lo aiutano a decidere se il paziente può essere seguito a domicilio o necessita di ricovero.
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Cura per la polmonite: quali sono i trattamenti più usati?
La cura della polmonite dipende dalla causa, dalla gravità della malattia e dalle condizioni generali del paziente. L’obiettivo principale è eliminare l’agente infettante, parallelamente a ciò bisogna tenere sotto controllo l’infiammazione e supportare la funzione respiratoria. Di norma lo pneumologo come primo step propone un trattamento farmacologico a cui si possono o meno associare delle terapie di supporto.
Trattamento farmacologico
La scelta del medicinale è cruciale per la risoluzione della polmonite. Le molecole più usate in questo senso sono:
- Antibiotici, indicati nelle polmoniti batteriche, si scelgono in base al sospetto diagnostico e risultati microbiologici. Per la CAP, ad esempio, si utilizza spesso l’associazione amoxicillina + acido clavulanico; in presenza di agenti atipici, invece, si preferiscono i macrolidi e nei casi complessi o in presenza di allergia alla terapia classica vengono prescritti i fluorochinoloni o le cefalosporine. È fondamentale seguire scrupolosamente la prescrizione del medico, senza interrompere la terapia prima del tempo per non indurre antibioticoresistenza anche se i sintomi migliorano.
- Antivirali, consigliati nei casi di polmonite sostenuta da virus.
- Antifungini somministrati in pazienti immunocompromessi o a rischio di colonizzazione da parte di questi organismi.
Terapia di supporto
Accanto alle terapie specifiche, la gestione della polmonite prevede misure di supporto. L’ossigenoterapia può essere necessaria se la saturazione di ossigeno nel sangue scende troppo. Oltre a ciò, è importante mantenere una buona idratazione che fluidifica le secrezioni e ne facilita l’allontanamento. Gli antipiretici possono aiutare a controllare la febbre e a migliorare il comfort del paziente. Nei casi più complessi, soprattutto nei pazienti anziani o debilitati, può essere utile la fisioterapia respiratoria che facilita l’eliminazione delle secrezioni.
Cura della polmonite: gestione domiciliare o ricovero?
La decisione di curare la polmonite a casa o in ospedale dipende dalla gravità della patologia. Le forme lievi in soggetti giovani e senza comorbilità possono essere trattate a domicilio, purché ci sia un attento monitoraggio. Al contrario, nei casi di insufficienza respiratoria, instabilità emodinamica o rischio di complicanze, il ricovero diventa indispensabile.
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Prognosi e complicanze
La prognosi della polmonite è generalmente favorevole se trattata tempestivamente. Nella maggior parte dei pazienti giovani e in buona salute i sintomi migliorano entro una o due settimane, anche se la stanchezza e la tosse possono persistere più a lungo. Nei soggetti anziani, nei bambini molto piccoli o in chi ha malattie croniche, il recupero può richiedere più tempo e talvolta determina una riduzione temporanea della capacità respiratoria.
Le complicanze non sono comuni; una delle più temute è l’empiema pleurico, cioè l’accumulo di pus nello spazio tra polmone e pleura, che può essere risolto tramite un drenaggio. Oltre a ciò, si può verificare sepsi, insufficienza respiratoria acuta o formazione di ascessi polmonari. In rari casi, soprattutto nei pazienti fragili, la polmonite può lasciare un danno residuo dopo la guarigione.
Come prevenire la polmonite?
La prevenzione, parimenti all’adeguata cura per la polmonite, è importantissima soprattutto nei soggetti a rischio. Da tale punto di vista bisognerebbe seguire le seguenti strategie:
- Effettuare il vaccino antipneumococco, raccomandato per anziani, persone con malattie croniche polmonari e immunodepressi.
- Fruire annualmente del vaccino antinfluenzale perché l’influenza può complicare la polmonite.
- Seguire stili di vita sani, quindi, evitare il fumo di sigaretta, mantenere le corrette norme igieniche e trattare tempestivamente le infezioni respiratorie.
- Tenere sotto controllo le comorbidità, infatti diabete, BPCO e insufficienza cardiaca aumentano il rischio di ammalarsi.
Domande frequenti sulla polmonite
La polmonite è contagiosa?
Sì, alcune forme di polmonite lo sono, soprattutto quelle causate da virus o batteri trasmissibili per via respiratoria. Tuttavia, non tutte le polmoniti sono contagiose, l’importante è adottare misure igieniche fino a che non si abbia certezza del tipo infettivo.
Quanto dura la polmonite?
La durata dipende dall’età e dalle condizioni generali del paziente. In genere, una polmonite non grave può migliorare in 7-14 giorni, ma alcuni sintomi, come tosse e affaticamento, possono persistere per 2-4 settimane o più. Nei casi gravi, il recupero può richiedere settimane o mesi e necessità di supporto respiratorio o riabilitativo.
Come distinguere la polmonite da un’influenza o da una bronchite?
L’influenza inizia, in genere, in modo brusco, con febbre alta e dolori muscolari, ma senza dolore toracico o difficoltà respiratoria significativa. La bronchite provoca tosse persistente e catarro, ma raramente comporta una riduzione dell’ossigenazione nel sangue. La polmonite invece si caratterizza per la comparsa di fiato corto, dolore al petto e peggioramento rapido, elementi che devono sempre indurre a consultare un medico.
Serve sempre l’antibiotico per la cura della polmonite?
Non sempre, è indispensabile solo per le patologie sostenute dai batteri; nelle polmoniti virali non serve un antibiotico, il medico lo prescrive solamente se c’è sospetto o conferma di una sovrainfezione batterica. Le linee guida ATS/IDSA raccomandano l’uso di antibiotici empirici nelle CAP, ma suggeriscono anche di rivedere la terapia una volta identificato l’agente causale. Infatti l’abuso di antibiotici può favorire resistenza batterica.
Chi dovrebbe fare il vaccino antipneumococcico?
La vaccinazione è consigliata agli anziani, a chi soffre di malattie croniche polmonari o cardiache, ai pazienti diabetici, agli immunodepressi e a chi ha già avuto episodi di polmonite. Il vaccino antipneumococcico e quello antinfluenzale rappresentano un’arma di prevenzione sicura ed efficace.
La polmonite può ripresentarsi?
Sì, soprattutto in soggetti con comorbidità, negli immunodepressi o in coloro che non hanno completato la terapia prescritta dal medico. Per questo motivo importante seguire il piano terapeutico, fare controlli, e se necessario, adottare misure preventive come i vaccini
Fonti e riferimenti
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