La sigla BPCO sta per Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva e descrive una condizione progressiva che se non individuata in tempo può compromettere completamente la funzione respiratoria. Si tratta, quindi, di una patologia molto impattante sulla qualità della vita che nei primi stadi, a causa di sintomi simili ad altre malattie respiratorie, spesso viene sottovalutata. Sapere come si presenta la BPCO consente di rivolgersi prontamente a uno pneumologo e avere una diagnosi corretta così da rallentarne la progressione. La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva colpisce milioni di persone in Italia e rappresenta una delle principali patologie respiratorie che affligge la popolazione. Si ammalano soprattutto i fumatori e coloro che lavorano o abitano in zone particolarmente esposte ad agenti inquinanti. In questo articolo si capirà cos’è la BPCO e come viene diagnosticata per iniziare a curarla fin da subito.
Cos’è la BPCO?
La BPCO è una malattia respiratoria cronica caratterizzata da un’ostruzione non completamente reversibile delle vie aeree. La difficoltà respiratoria è variabile e dipende dalla gravità della patologia. Microscopicamente si può assistere a uno stato infiammazione cronico del tessuto polmonare che con il tempo porta a un rimodellamento dei bronchi. Queste strutture, atte allo scambio di ossigeno e anidride carbonica, si restringono e si irrigidiscono determinando una riduzione della loro efficienza. La BPCO non si manifesta subito con una sintomatologia intensa, ecco perché spesso nelle prime fasi si può confondere con un invecchiamento del fisico, un virus respiratorio o gli effetti del fumo.
Come si classifica la BPCO?
La BPCO viene classificata in base alla sua gravità, ciò è importante per impostare un trattamento personalizzato. In particolare si considerano:
- Gravità dell’ostruzione, parametro che viene evidenziato dalla spirometria in particolare si considera il FEV1(Volume Espiratorio Massimo nel primo secondo).
- Impatto dei sintomi sulla quotidianità.
- Numero di riacutizzazioni durante l’anno.
Comorbidità della BPCO
Oltre a sapere cos’è la BPCO è importante informarsi anche su quali possono essere le patologie che di frequente si accompagnano a tale condizione. Si parla di:
- Bronchite cronica, infiammazione persistente dei bronchi con produzione di muco. È caratterizzata da tosse grassa della durata di almeno tre mesi all’anno per due anni consecutivi.
- Enfisema polmonare, un’alterazione che porta alla progressiva distruzione degli alveoli, con conseguente riduzione della superficie disponibile per gli scambi gassosi.
La caratteristica fondamentale della BPCO è la difficoltà a far uscire l’aria dai polmoni, che porta alla sensazione di “fiato corto”. Bisogna, inoltre, considerare che questa patologia coinvolge l’intero fisico in quanto crea affaticamento muscolare e aumenta il rischio cardiovascolare.
Quali sono le cause della BPCO?
La causa principale che porta all’esordio della BPCO è l’esposizione prolungata a sostanze irritanti. Tra i fattori di rischio più importanti si possono citare:
- Fumo di sigaretta, sia attivo che passivo.
- Polveri e sostanze chimiche rilasciate all’interno di cantieri, fabbriche o altri contesti lavorativi.
- Biomassa da combustione domestica.
- Inquinamento atmosferico, come particolato e micropolveri.
La BPCO, però, può esordire anche a causa della predisposizione genetica, in tale circostanza i sintomi iniziano in età giovanile. La mutazione più frequente è il deficit di alfa-1 antitripsina che porta la patologia a manifestarsi in 1 persona su 5000, quindi il maggior fattore di rischio rimane comunque il fumo di sigaretta, responsabile dell’80-90% dei casi diagnosticati.
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Quali sono i sintomi della BPCO?
Uno degli aspetti più insidiosi della BPCO è che i sintomi iniziali sono spesso lievi per questo la condizione viene sottovalutata o confusa con altre patologie. Molti pazienti attribuiscono i primi segnali all’età o alla scarsa forma fisica. Infatti i sintomi iniziali di questa condizione sono:
- Tosse grassa cronica che si protrae per almeno 3 mesi, soprattutto la mattina
- Dispnea, cioè mancanza di respiro che inizialmente è solo sotto sforzo, mentre nelle fasi avanzate si manifesta anche a riposo
- Respiro sibilante dovuto all’irrigidimento dei bronchi.
- Sensazione di costrizione toracica.
- Affaticamento e stanchezza.
La BPCO alterna fasi di remissione e riacutizzazione, quindi si può assistere a una maggior produzione di espettorato giallo-verdognolo e talvolta febbre e dolori diffusi. Tale situazione non di rado può richiedere ricovero ospedaliero a causa di insufficienza respiratoria acuta.
Come evolve la BPCO nel tempo?
Solitamente la BPCO esordisce tra i 40 e i 50 anni, dopo circa 15-20 anni dall’inizio della patologia si può assistere all’aggravamento dei sintomi, soprattutto se non si smette con l’abitudine al fumo. In questi casi il soggetto presenta un intenso calo ponderale non intenzionale. Con il passare del tempo, inoltre, la dispnea si inasprisce manifestandosi anche a riposo. L’insufficienza respiratoria notturna, inoltre, può creare mal di testa al risveglio dovuto a un aumento di anidride carbonica nel sangue. Infine si possono riscontrare: torace a botte, a causa dell’intrappolamento dell’aria nei polmoni e cianosi, dovuta alla conseguente riduzione di ossigenazione del sangue.
Come viene diagnosticata la BPCO?
La diagnosi della BPCO si basa su una combinazione di valutazione clinica, anamnesi e test strumentali. Di seguito gli step fondamentali che consentono allo pneumologo di capire se si è affetti o meno dalla patologia.
Anamnesi e valutazione dei sintomi
Il medico raccoglie informazioni su:
- Abitudine al fumo.
- Esposizione a fattori di rischio, come lavoro a contatto con fumi o polvere.
- Presenza di tosse cronica o dispnea
- Storia familiare.
Questa fase è fondamentale per orientare il sospetto diagnostico.
Spirometria: l’esame chiave
La spirometria è il gold standard per diagnosticare la BPCO. Si tratta di un esame semplice, non invasivo, che misura la quantità e la velocità dell’aria inspirata ed espirata. Il parametro più importante è il rapporto da FEV1/FVC se questo è < 0,70 dopo broncodilatatore indica la presenza di una patologia ostruttiva come la BPCO.
Esami di imaging
Gli esami di imaging più utilizzati per diagnosticare la BPCO sono la radiografia del torace e TC (Tomografia Computerizzata) che possono essere utilizzate per: escludere altre patologie, valutare la presenza di enfisema e identificare eventuali complicanze.
Emogasanalisi arteriosa
In caso di patologia avanzata l’emogasanalisi misura i livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue, fornendo informazioni sulla funzione respiratoria.
Test di funzionalità respiratoria avanzati
In alcuni casi, possono essere richiesti dei test avanzati, tra questi si possono citare: Diffusione alveolo-capillare (DLCO) e Pletismografia corporea, che aiutano a valutare in modo più approfondito la funzione polmonare.
Perché è importante una diagnosi precoce?
Capire cos’è la BPCO non basta: è fondamentale riconoscerla precocemente. Una diagnosi tempestiva consente di:
- Rallentare la progressione della malattia.
- Migliorare la qualità della vita.
- Ridurre il rischio di riacutizzazioni.
- Ottimizzare la terapia farmacologica.
Molti pazienti arrivano alla diagnosi in fase avanzata, quando il danno polmonare è già significativo. Per questo motivo, è essenziale non ignorare i sintomi iniziali.
Come trattare la BPCO?
Nel trattamento della BPCO, i broncodilatatori rappresentano la base della terapia. In particolare, le combinazioni di LAMA e LABA sono ampiamente utilizzate perché permettono di ridurre i sintomi in maniera significativa, con un miglioramento stimato intorno al 20–30%. Nei pazienti che presentano elevati livelli di eosinofili o che vanno incontro a frequenti riacutizzazioni, è indicata l’aggiunta dei corticosteroidi inalatori (ICS). Durante le fasi acute, invece, possono essere impiegati mucolitici e antibiotici.
Parallelamente ai farmaci si possono usare terapie non farmacologiche. L’ossigenoterapia domiciliare, ad esempio, è in grado di prolungare la sopravvivenza nei soggetti con malattia grave. Importantissima è anche la riabilitazione respiratoria in quanto contribuisce a migliorare la qualità di vita e a ridurre le ospedalizzazioni fino al 30%.
Per alcuni pazienti selezionati si può ricorrere a trattamenti più invasivi come la chirurgia di riduzione del volume polmonare (LVRS) o l’impianto di valvole endobronchiali.
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Prevenzione e stile di vita nella BPCO
Smettere di fumare è l’intervento più efficace per rallentare l’avanzamento della BPCO. È importante anche ridurre l’esposizione a inquinanti, proteggendo le vie aeree se si fa un lavoro in cui si può entrare in contatto con inquinanti, e seguire il follow-up prescritto dallo pneumologo. Oltre a ciò, si consiglia di effettuare vaccini antinfluenzali o pneumococcici in quanto le patologie respiratorie sostenute da virus e batteri possono creare gravi riacutizzazioni che in alcuni casi devono essere trattate in ospedale. Fare una dieta equilibrata e varia aiuta a sostenere il corpo e riduce la perdita di peso. Il regime alimentare maggiormente indicato in queste condizioni è la dieta mediterranea. Parallelamente si consiglia di fare esercizio fisico rispettando le funzionalità respiratorie residue.
Domande frequenti
BPCO e medicina del sonno: esiste un collegamento?
Il rapporto tra BPCO e disturbi del sonno è spesso sottovalutato. Molti pazienti affetti da questa patologia, infatti, soffrono di ipossia notturna e OSAS (Sindrome delle apnee ostruttive del sonno). Queste condizioni possono peggiorare la qualità del sonno e aumentare il rischio cardiovascolare, per questo motivo spesso è indicata una valutazione polisonnografica.
Quali sono le differenze tra BPCO e asma?
BPCO e asma condividono l’ostruzione bronchiale, ma differiscono per eziologia e reversibilità. L’asma è una condizione infiammatoria di origine allergica con ostruzione variabile ed esordio giovanile. La BPCO è spesso causata da fumo o altri inquinanti atmosferici ed è irreversibile negli adulti. I sintomi dell’asma sono episodici, mentre quelli della BPCO sono costanti e progressivi.
Qual è il ruolo dello pneumologo nella BPCO?
La gestione della BPCO richiede competenze specialistiche. Lo pneumologo, infatti, fa diagnosi, interpreta correttamente gli esami, imposta la terapia farmacologica, monitora l’evoluzione della malattia e valuta eventuali complicanze.
Qual è il primo sintomo della BPCO?
Una tosse persistente che viene di frequente sottovalutata. Può essere accompagnata da produzione di muco e da una lieve mancanza di respiro durante sforzi fisici. Molti pazienti non riconoscono questi sintomi come patologici, attribuendoli al fumo o all’età.
Come si fa a capire se si ha la BPCO?
La diagnosi può essere fatta dopo aver eseguito una spirometria. Questo esame misura la funzione respiratoria e consente di identificare un’eventuale ostruzione bronchiale. Il medico valuterà anche i sintomi e i fattori di rischio, come il fumo. Una diagnosi accurata richiede quindi una combinazione di anamnesi, esame clinico e test strumentali.
La BPCO si vede dalla radiografia?
La radiografia del torace può fornire indicazioni utili ma non è sufficiente da sola per diagnosticare la BPCO. Può mostrare segni indiretti, come iperinflazione polmonare o enfisema, ma la diagnosi definitiva si basa sulla spirometria. In alcuni casi, la TC è più sensibile per individuare alterazioni strutturali dei polmoni.
La BPCO è curabile?
La BPCO non è completamente curabile, ma è trattabile. Le terapie disponibili permettono di controllare i sintomi, migliorare la respirazione e ridurre le riacutizzazioni. Smettere di fumare è il passo più importante per rallentare la progressione della malattia. Con una gestione adeguata, molti pazienti possono condurre una vita attiva.
Si può prevenire la BPCO?
Sì, la BPCO può essere in parte prevenuta adottando alcune misure fondamentali. La più importante è evitare il fumo di sigaretta, che rappresenta il principale fattore di rischio. Oltre a ciò bisognerebbe ridurre l’esposizione prolungata a inquinanti ambientali o professionali. Nei soggetti a rischio elevato, come i fumatori o ex fumatori, lo screening tramite spirometria può consentire una diagnosi precoce e un intervento tempestivo.
Fonti e riferimenti
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