L’asma allergico è una delle forme più frequenti di asma bronchiale, una patologia infiammatoria che dà broncocostrizione. La causa che determina l’esordio del problema varia da persona a persona, si parla di pollini, acari della polvere, peli di animali, muffe, ecc. I sintomi caratteristici della condizione sono tosse, respiro sibilante e difficoltà a immettere aria nei polmoni.
L’asma allergico è un disturbo che compromette la qualità della vita di milioni di persone in tutto il mondo, si stima che in Italia ne soffrano 3 milioni di individui. Una diagnosi precoce e puntuale del disturbo consente di prevenire le riacutizzazioni.
In questo articolo si approfondiranno non solo i sintomi dell’asma allergico ma anche le modalità con cui avviene una diagnosi, quali sono le opzioni terapeutiche più efficaci e come gestire in maniera integrata la patologia.
Come distinguere l’asma allergico dalle altre forme di asma?
L’asma allergico è una forma di asma in cui la componente immunologica gioca un ruolo centrale. In questo caso, infatti, a differenza dell’asma non allergico il sistema immunitario del paziente reagisce in modo esagerato a sostanze normalmente innocue, questo perché produce immunoglobuline E (IgE) contro specifici allergeni. Queste molecole si legano a mastociti e basofili, che, a loro volta, rilasciano mediatori infiammatori responsabili della contrazione dei bronchi e dell’aumento della produzione di muco. Tale processo determina l’ostruzione del flusso aereo e la comparsa dei sintomi tipici della condizione. Molti pazienti con asma allergico presentano anche altre manifestazioni come rinite, congiuntivite, dermatite atopica o allergie alimentari, confermando la predisposizione del soggetto a rispondere in modo anomalo agli allergeni.
Nell’asma non allergico, invece, i fattori scatenanti non sono pollini, peli di animale, polvere e muffe ma la condizione si manifesta in seguito a infezioni delle vie respiratorie, emozioni intense, esercizio fisico, fumo, aria fredda, stress, ecc.
Chi soffre maggiormente di asma allergico?
L’asma non allergico di solito esordisce più frequentemente in età adulta, dopo i 40 anni e si manifesta in qualsiasi momento dell’anno. L’asma allergico, invece, si presenta già in giovane età, sono prevalentemente i bambini a soffrirne. In alcuni casi può comparire anche in soggetti adulti soprattutto donne. Questa patologia, inoltre, ha un andamento stagionale e frequentemente può colpire più soggetti della stessa famiglia.
Quali sono i sintomi dell’asma allergico?
L’asma allergico presenta dei sintomi caratteristici che permettono di identificarlo. Si parla di:
- Tosse secca e persistente.
- Respiro sibilante, a causa del restringimento delle vie aeree.
- Respiro corto con fase espiratoria prolungata.
- Sensazione di oppressione toracica.
- Difficoltà evidente nell’immettere l’aria nei polmoni.
Come classificare l’asma allergico in base alla gravità dei sintomi
L’asma allergico può essere classificato in base alla gravità con cui si presentano i sintomi. Da tale punto di vista tale malattia si classifica in:
- Lieve, dà episodi circoscritti spesso solo in alcuni mesi dell’anno, come la primavera in cui le piante cominciano a rilasciare i pollini. Oppure si acuisce in ambienti insalubri e molto umidi in cui proliferano le muffe.
- Moderata.
- Grave, in questo caso gli episodi sono molto frequenti e persistenti.
Qualsiasi sia la gravità dei sintomi è bene trattarli prontamente per evitare che la condizione si cronicizzi; in questo caso, infatti, si potrebbe verificare un rimodellamento bronchiale che porta a un ispessimento delle pareti delle vie respiratorie che rende l’ostruzione stabile e di difficile trattamento.
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Quali sono le cause dell’asma allergico?
L’origine dell’asma allergico è multifattoriale, quindi si tratta di una condizione che deriva da più fattori che si presentano in contemporanea. I principali sono:
- Predisposizione genetica.
- Influenze ambientali.
Chi ha una storia familiare di allergie o di asma ha una probabilità più alta di sviluppare la malattia. Tuttavia, l’ambiente gioca un ruolo determinante: l’esposizione precoce e ripetuta agli allergeni domestici, come gli acari della polvere o i peli di animali, può stimolare il sistema immunitario e indurlo a una risposta più intensa.
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Diagnosi: come riconoscere la condizione precocemente?
La diagnosi di asma allergico si basa su una combinazione di anamnesi, esame obiettivo, test di funzionalità respiratoria e valutazione allergologica. Uno pneumologo riesce a identificare in modo univoco l’asma allergico e fare una diagnosi differenziale con altre forme di asma o malattie respiratorie.
Anamnesi ed esame obiettivo
Il colloquio con il paziente è il primo passo per fare diagnosi di asma allergico. Da questo, infatti, emergerà la frequenza dei sintomi respiratori e in molti casi si riusciranno anche a fare ipotesi su quale sia l’agente scatenante. Lo pneumologo, inoltre, indagherà sulla storia familiare del soggetto, sull’eventuale presenza di rinite, congiuntivite o dermatiti allergiche.
L’esame obiettivo è la valutazione fisica del paziente che si effettua osservandolo respirare, tastando la gabbia toracica e auscultando i polmoni. In tali circostanze si possono evidenziare sibili espiratori o un allungamento della fase espiratoria. In altri casi, invece, non si assiste ad alcuna anomalia in quanto in un’asma allergico la respirazione risulta normale nei periodi di remissione.
Test di funzionalità respiratoria
La spirometria è lo strumento cardine della diagnosi dell’asma allergico. Si tratta di un esame strumentale non invasivo in cui il soggetto deve semplicemente soffiare in un boccaglio collegato allo strumento. Si effettua per valutare il grado di ostruzione bronchiale e la risposta ai broncodilatatori. Un incremento del volume espiratorio forzato in un secondo (FEV1) dopo l’inalazione di salbutamolo conferma la reversibilità dell’ostruzione e quindi la natura asmatica del disturbo. Tuttavia, una spirometria normale non esclude la diagnosi di asma, in quanto tale condizione può presentarsi in modo intermittente e richiedere test più sensibili. In questi casi, lo specialista può ricorrere all’esame di provocazione bronchiale, con metacolina o mannitolo, che valuta l’iperreattività delle vie aeree. La misurazione della frazione di ossido nitrico esalato (FeNO), invece, aiuta a individuare la componente infiammatoria di tipo eosinofilo, tipica dell’asma allergico. Tale esame si utilizza anche per monitorare la risposta alla terapia.
Valutazione allergologica
L’indagine allergologica si effettua attraverso:
- Prick test cutanei, in cui si rilasciano sulla pelle differenti allergeni e si valuta una risposta immediata o ritardata.
- Dosaggio delle IgE specifiche nel sangue.
Mediando i risultati di questi due esami la maggior parte delle volte si riescono a identificare gli allergeni responsabili dei sintomi dell’asma.
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Quando rivolgersi allo pneumologo
È importante consultare lo specialista in pneumologia quando i sintomi dell’asma allergico si presentano di frequente, più di due volte a settimana, interferiscono con le attività quotidiane o richiedono l’uso frequente di broncodilatatori. Anche le riacutizzazioni ripetute, la necessità di cortisone sistemico o il peggioramento notturno del respiro sono segnali che dovrebbero spingere a effettuare una valutazione specialistica.
Lo pneumologo, infatti, dopo aver fatto la diagnosi imposta un piano terapeutico personalizzato e si occupa del follow-up. Monitorando l’evoluzione della malattia nel tempo può impostare il piano terapeutico più adatto e monitorare l’andamento dei sintomi. Nei casi complessi c’è bisogno di una collaborazione tra pneumologo e allergologo.
Terapia dell’asma allergico
Il trattamento dell’asma allergico ha come obiettivi: il controllo dei sintomi, la prevenzione delle riacutizzazioni e il mantenimento di una normale qualità di vita. Le linee guida GINA 2024 e ERS/ATS sottolineano che ogni paziente deve avere accesso, oltre a un broncodilatatore a breve durata d’azione, utile per alleviare immediatamente i sintomi, anche a un corticosteroide inalatorio. Questi farmaci rappresentano la base della terapia perché riducono l’infiammazione bronchiale e la risposta immunitaria anomala.
Nelle forme più gravi o quando l’asma non è controllato, nonostante l’uso regolare della terapia standard, si possono aggiungere broncodilatatori specifici, come il tiotropio, o antileucotrienici, utili soprattutto nei soggetti con componente allergica marcata o rinite associata.
La terapia farmacologica deve sempre essere accompagnata da un’adeguata educazione del paziente, volta a garantire la corretta tecnica inalatoria e la gestione dei sintomi. Il monitoraggio regolare dell’asma consente di adattare la terapia alla patologia, in linea generale i farmaci dovrebbero essere ridotti quando la condizione è stabile e incrementati in caso di peggioramento.
Le nuove terapie
Una delle innovazioni più significative nella terapia dell’asma allergico è rappresentata dalle terapie biologiche, cioè anticorpi monoclonali diretti contro molecole chiave dell’infiammazione asmatica. Tra queste si possono citare:
- Omalizumab, che si lega alle IgE impedendo loro di innescare reazioni allergiche.
- Mepolizumab, che impedisce all’Interleuchina 5 (IL5) di raggiungere lo specifico recettore situato sulle cellule eosinofile.
- Benralizumab, che si lega ai leucociti attivati dall’allergene e li porta ad apoptosi.
- Dupilumab, che blocca l’azione di due mediatori dell’infiammazione.
Questi trattamenti, indicati nei casi di asma grave allergico, hanno dimostrato di ridurre in modo drastico le riacutizzazioni e il bisogno di corticosteroidi orali, migliorando la funzione respiratoria e la qualità della vita.
Un’altra opzione terapeutica è l’immunoterapia allergene-specifica, detta anche “desensibilizzazione”. Consiste nella somministrazione progressiva di piccole dosi dell’allergene, per via sottocutanea o sublinguale, con l’obiettivo di indurre tolleranza immunologica. Tale strategia è particolarmente efficace nei pazienti con asma associato a rinite allergica stagionale, ma deve essere prescritta solo dopo un’attenta valutazione specialistica.
L’importanza della prevenzione e dalla gestione quotidiana
L’asma allergico non si cura solo con i farmaci, la gestione quotidiana della condizione è un pilastro fondamentale per migliorare la qualità della vita di chi ne soffre. Riconoscere e limitare l’esposizione agli allergeni è essenziale per ridurre le riacutizzazioni, da questo punto di vista si può:
- Mantenere la casa ben ventilata.
- Evitare l’accumulo di polvere pulendo di frequente gli ambienti con aspirapolvere dotati di specifici filtri.
- Utilizzare coprimaterassi antiacaro.
- Lavare spesso lenzuola e tende.
- Ridurre la presenza di tappeti e peluche.
- Monitorare i calendari pollinici, limitando la permanenza all’aperto nelle giornate di alta concentrazione.
- Evitare di tenere animali in casa.
Domande frequenti sull’asma allergico
Si può guarire dall’asma allergico?
L’asma è una malattia cronica ma è possibile ottenere un controllo quasi completo dei suoi sintomi e vivere una vita normale con la terapia adeguata. Nei casi più lievi, il paziente può raggiungere periodi di remissione prolungata, soprattutto se evita i fattori scatenanti e segue i consigli dello pneumologo.
Quando è indicata l’immunoterapia?
L’immunoterapia allergene-specifica è indicata quando l’allergene responsabile è ben identificato e i sintomi sono correlati alla sua esposizione. È più efficace nei giovani e nelle forme lievi o moderate di asma allergico.
Quali sono i rischi dei corticosteroidi inalatori?
Usati correttamente i corticosteroidi inalatori sono sicuri. Gli effetti collaterali locali, come disfonia o candidosi orale, sono prevenibili sciacquando la bocca dopo l’uso. Gli effetti sistemici sono rari e legati a dosaggi elevati o uso prolungato.
Come capire se un’asma allergico è ben controllato?
Si può affermare che la patologia sia ben controllata qualora i sintomi non siano quotidiani, non ci si sveglia la notte per mancanza di respiro, la patologia non limita le attività quotidiane e il broncodilatatore di emergenza viene utilizzato raramente. Oltre a ciò, è bene fare dei controlli periodici dallo pneumologo che effettuerà dei test della funzionalità respiratoria.
Quali sono i principali allergeni che scatenano l’asma allergico?
I più comuni allergeni che scatenano un attacco d’asma sono gli acari della polvere, i pollini, i peli di animali domestici e le muffe.
Come capire se i sintomi che si avvertono sono legati a un’asma allergico?
Il primo passo è senza dubbio quello di consultare uno pneumologo che effettuerà la valutazione clinica, e prescriverà esami come la spirometria. Oltre a ciò, si potrà richiedere un consulto allergologico per confermare la diagnosi.
Fonti e riferimenti
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